
Ammetto che ero abbastanza diffidente da questo film invece mi ha piacevolmente sopreso.
Il film parla di due disgraziati, Antonio (Albanese) e Willy (Bentivoglio), che a Padova fanno vedere la realtà del nord in cui chi ha i soldi viene apprezzato e rispettato oppure va davvero sotto un ponte. I nostri protagonisti diventano amici proprio per la fame che li vede costretti a compiere piccoli furti assolutamente non pianificati per poter sopravvivere. Antonio ha sempre fatto questo nella vita, ha provato a fare altri lavori e non è mai riuscito, quindi ha deciso di non lavorare più e vivere di furti ed espedienti. Willy invece era un rispettabilissimo rappresentante di articoli di cancelleria che in seguito al divorzio con la moglie non è più riuscito a fare. Durante la festa del Santo patrono di Padova decidono di rubare la cassetta delle offerte ma per una serie rocambolesca di eventi si ritrovano a rubare la statua di Sant’antonio e compresone il valore chiedono il riscatto direttamente al vaticano.
Il film è narrato per intero da Bentivoglio, Albanese inizia a parlare praticamente solo dopo metà film ed è forse proprio questa la chiave di questo film rendere i dialoghi più verosimili possibili e lasciare comunicare i personaggi con il linguaggio del corpo lasciando a volte lunghi tempi morti.
La fotografia è magistralmente congeniata con delle inquadrature davvero mozzafiato sui paesaggi e le persone con un gioco di colori che sembra quasi una fiaba a volte.
In definitiva un bel film che ti lascia qualcosa e sicuramente da vedere specie se si è amanti di Albanese. L’unica pecca se tale si vuole definire è l’irrealismo che a volte si presenta per le scene che dovrebbero far ridere ma volte infastidiscono non in modo eccessivo si intende ma forse potevano essere evitate
.
[tags] Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Carlo Mazzacurati, La lingua del santo [/tags]

0 Comments.